La ragione c’hai non te lo sto nemmeno a dire.
Quest’anno compio dieci anni di università. Tanti auguri a me.
Sono (siamo) il risultato di una classe media di genitori pieni di premure. Che hanno letto i libri di pedagogia e fatto tutti i corsi di aggiornamento. Che si sono ritrovati classe media anche se erano figli di gente che aveva solo la quinta elementare o ha passato la vita dentro la marzoli e non ha avuto tempo di godere la pensione.
Fai quello che vuoi tesoro, basta che tu sia felice. Ti aiutiamo, ti supportiamo.
Sopportiamo le tue periodiche crisi di scoramento e siamo genuinamente convinti che ogni passo in avanti nel sistema formativo sia un’avanzamento di vita, carriera, possibilità. Per noi è stato così, perché per te non dovrebbe esserlo. Abbiamo iniziato ad essere insegnanti a 20, 21 anni e abbiamo edificato il tempo pieno. C’era da cambiare un modo di fare lezione e in parte l’abbiamo fatto. Andiamo in pensione 35 anni più tardi scampando d’un pelo il rischio d’essere esodati e ti portiamo ancora sulle spalle, figlia.Ti proteggiamo a suon di bonifici mensili.
Talvolta vedo infondo agli occhi di mio padre -che sono azzurri e non marroni come i miei- una crepa da cui affiora il dubbio che tutto questo sostenermi sia stato una fregatura e che il tempo che avevo per rendermi indipendente sia finito. Tuttavia non sono in grado di smetterla di essere generosi, di rovesciare d’un colpo tutte le loro convinzioni, il loro credere nella cultura. Piuttosto ti pago ancora un corso, le tasse per un altr’anno e vedrai che alla fine qualcosa salterà fuori. Vai, vai all’estero a  vedere com’è. Magari lì è meglio.
E’ per questo che ci vediamo poco e che tutte le sere al telefono metto su piccole commedie di vita quotidiana regolata.
Annunci