Agata, da quando è dimagrita, si piace moltissimo. Non che prima non si piacesse ma adesso con le gambe snelle e le ginocchia puntute che spuntano da una serie di gonnelline taglia trentaquattro può dire, finalmente dopo anni, di riconoscersi.
Chi le stava intorno avrebbe scommesso che era accaduto nel giro di poco, qualche mese o poco più. Lei invece sa che non è così. Aveva iniziato dopo la maturità a spalmarsi una melma appiccicosa intorno alle cosce e ad avvolgerle nella stagnola, stando attenta a non farsi notare dalle coinquiline. A quel tempo però le piaceva ancora mangiare schifezze e fare abbondanti colazioni con caffè e brioche alla crema.
La crema. Che schifo. Una mattina al bar le servono una brioche alla crema e la svuota dal ripieno sotto gli occhi costernati della barista. Poi ne mangia solo metà.
Aveva proseguito misurando ogni sera la distanza tra le cosce. Quando una conoscente era sparita per qualche mese per ricomparire poi visibilmente più magra aveva inghiottito l’umiliazione e le aveva chiesto di spiegarle. Lei le aveva passato una complicata tabella per il calcolo delle calorie. Agata, da sempre portatissima per le cose matematiche, aveva capito al volo. Basta carboidrati. E così aveva fatto. Da ragazza tondetta e resistente è diventata una cosina piccola e leggera che, a caricarla sulla canna della bici non pesa niente. Insieme ai chili di troppo se ne sono andate le battute brillanti e una certa disposizione battagliera che si sa, stona con gli short, gli stivaletti e il chiodo in plastica dell’h&m.

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