Avremmo dovuto essere più furbi, più rapidi, più affamati; meno beneducati, più disposti a sgomitare, a farci spazio a fare male. Invece siamo stati carini e inoffensivi, abbiamo pensato che le nostre idee si sarebbero realizzate perché erano giuste, perché erano buone. Non eravamo pronti a mangiarci gli uni con gli altri, abituati alle merendine morbide. L’unico dolore che ricordiamo è quello di quando ci hanno messo l’apparecchio per i denti.
Siamo qui ora disorientati e pingui anche se alcuni di noi hanno gambe magre, l’età giusta non è quella segnata sui documenti. Siamo infinitamente più piccoli, dieci quindici anni di cucine e di piatti sporchi. Abbiamo fatto le nostre esperienze interessanti, non ci siamo fatti mancare niente tranne la cattiveria. Andava bene così per i nostri genitori, figli dei baby boomers e di magnifiche sorti progressive. Noi nel nido abbiamo aspettato becco aperto che ci nutrissero e ancora ci nutrono passeri sempre più vecchi e stentati.
Alcuni hanno saputo muoversi alla svelta, hanno deciso quello che potevano essere e lo sono diventati. Loro, non io.

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