C’è stato un tempo in cui, una quindicina – quattordici dai – anni fa in cui io dividevo i miei affetti e i miei slanci adolescenti tra due entità: uno era il rocker emiliano per eccellenza, non quello di zocca che fa filmini scemi su fb ma il suo omologo con più capelli; gli altri erano un gruppo di tizi parecchio alti di Arezzo. Con entrambe le entità, grazie ad un lavoro di paziente accerchiamento e grazie a padre e madre particolarmente divertiti nel seguirmi, ero entrata in contatto diretto, molto diretto nel senso che vedendoci ci si salutava per nome.
Per dire  il primo bacio l’ho dato dopo un concerto dei tizi parecchio altri d’Arezzo e credo anche la prima canna si collochi da quelle parti lì. A loro sono legati ricordi imperdibili, in cui io ero sempre e comunque la più piccina tra gruppi di venticinque-trentenni che si sparavano migliaia di chilometri solo per poterli vedere. Nei tempi pionieristici delle chat su irc (anzi su mirc) si stava a chiacchierare in chat con loro e il loro forum era un posto morbido e frequentatissimo. Diventammo amici sul serio, amici come puoi essere amico della tua rock band preferita quando ancora sei minorenne, quando vennero a suonare nel mio paese. Alloggiavano sopra il centro commerciale – ora sceglierebbero alberghi migliori- e io li accompagnavo a fare la spesa.
Poi sono cresciuta, mi sono stufata e ho cambiato ascolti. Ogni tanto mi mancano, mi manca quanto ero felice quando li ascoltavo e li vedevo. C’ho riprovato ad ascoltarli, niente da fare m’annoiano.
Molte volte mi sono chiesta che avrei fatto se li avessi reincontrati ora. Molte volte mi sono immaginata la loro faccia e la mia.
Poi è arrivato oggi pomeriggio. Dopo un film brutto del festival ho lasciato la bici nella rastrelliera del comune e mi sono avviata all’incrocio. Una via che non  faccio quasi mai. Semaforo rosso. Ho alzato gli occhi e al di là della strada oltre al rosso pedonale c’erano loro tre. Alti, ma meno di come li ricordavo.
Non ho lasciato che passassero senza riconoscermi, no. Mi sono piantata davanti a loro e mi sono fatta vedere. C’hanno messo un po’ ad inquadrarmi, d’altro canto era almeno 10 anni che non ci si vedeva.  Ci siamo salutati e li ho accompagnati nel quartiere dove vivo ora. Abbiamo fatto chiacchiere vane come coi parenti che non vedi da tempo. Li ho lasciati in un posto dove solitamente vado a fare l’aperitivo e gli ho augurato buon concerto, che erano venuti qui per vederne uno. Mi hanno chiesto se volevo restare con loro. Ho ringraziato e ho detto di no. Ci siamo dati appuntamento tra dieci anni.
Drigo fuma le wiston blu.
Cesare gioca al superenalotto.
Pau è sempre un po’ stronzetto.

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