Quando abitavo in centro mi chiedevo spesso come mai, vista la vicinanza dell’aeroporto alla città, non capitasse di sentire atterri e decolli quando nel mio paese, che sta poi a 20 km da uno di quelli più trafficati del nord il suono dell’aereo è, da una decina d’anni, normalità.
Dovevo andare via da qui e tornarci, un paio di km più a nord, per rendermi conto che è questione di rotte. Sul centro gli aerei non ci volano, qua in periferia sì. Mi sto già abituando.
Qualche giorno fa ho mangiato in centro nel locale in cui avevo fatto la festa laurea. Ci lavora un’amica che non sentivo da un po’.
-stai bene sei tornata quindi?
-più o meno.
– Ah brava. Io me ne vado. Torno in paese.

La ragione non gliel’ho chiesta. Dopo dodici anni che sta qua, se decide di tornare a casa, casa che è regione dell’estremo nord, avrà i suoi motivi.
Le polpettine vegetariane che mi ha portato poco dopo non erano un granchè, troppo oleose.
Poi sono andata in facoltà e la vista dei ventidue-ventitrenni che affollavano le vie, la piazza, le biblioteche, il bar, i cortili, le panchine, i portici, le tabaccherie, le librerie m’è parsa intollerabile.

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