Sono teneri i genitori che accompagnano i figli giovani a cercare casa: si illudono che la loro presenza basti a proteggerli. E invece non serve a niente, se non ad evidenziare l’uscita del figlio dal territorio domestico. Ora valgono altre leggi e non è affatto detto che padri e madri siano i più adatti ad interpretarle.

Torneranno questi padri e madri tra un paio di mesi. Siederanno in imbarazzo nelle cucine sporche di case condivise da generazioni, su tavoli che portano l’impronta di qualcuno che ormai ha la loro età e si meraviglieranno della nuova sicurezza almeno apparente dei figli che li fa muovere, forse per la prima volta, in un ambiente in cui loro, i padri e le madri, hanno veramente poche speranze di controllo e comprensione.

Faranno ai coinquilini domande gentili e banali e offriranno pranzi e caffè. Ci vorranno dei mesi prima di prendere le misure di questa nuova adultitudine che, per i più fortunati, si compirà nel giro di cinque o sei anni e poi li vedrà girare per quella stessa città – o per altre- uniti e paritari.

In mezzo ci saranno le trepidazioni per i primi esami, gli sforzi o le rinunce nello spiegare ai parenti a santo stefano di cosa tratta il corso di studi per cui sei finito così lontano e i sorrisi di circostanza. I più avvertiti tra i genitori sapranno come vestirsi il giorno della laurea, alcune madri invece giungeranno ricoperte d’oro. Le macchine piene di profumo e speranze ritorneranno poi verso casa e la foto incorniciata del pargolo, ornata da una foglia d’alloro, a far bella mostra in cucina, a fianco di quella del battesimo e della cresima.

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