Instagram ormai lo conosciamo tutti.
All’inzio sembravano scatti di una lomo o della polaroid con il rullino scaduto. Ho presto scoperto che era l’effetto di un’ applicazione per Iphone di cui io non sono dotata e di cui mi ero fin’ora disinteressata con piacere. Poi però le instagram hanno iniziato ed essere ovunque. E’ estremamente popolare su twitter, molti utenti di diverse tipologie (dall’indie blogger, al musicista, alla mamma wannabe something else ma intanto ti posto il ricciolo di mia figlia, alla food blogger) lo utilizzano massicciamente. C’è chi c’ha fatto un video. Perché? Le foto passate per instagram diventano belle. Diventano belle perché i colori saturati e un po’ strani, i pixel sgranati e imprecisi fanno tanto analogico, film di Paolo Virzì e infanzia. Rendono bello quello che altrimenti sarebbe banalotto e quotidiano. L’incarto di un gelato col nome che fa ridere, gli addobbi per il compleanno di mia figlia, un tizio seduto al tavolino di una bocciofila. Sembrano reperti strappati al passato, dicono d’uno stato d’animo, una predisposizione dolce e già nostalgica che siccome non so-non posso mettere nello scatto stesso appiccico dopo con l’app per l’Iphone
C’è caduto perfino Max Collini degli Offlaga che s’è messo un’istagram come profilo di Fb. Conseguenza: sta notte me lo son sognata che forte di questa figaggine chiedeva ad una bellissima sgnoccolona di nome Ljuba di uscire (lei lo rimbalzava comunque).

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