In piazza arriviamo tardi e perdiamo Cristina Donà. Ma siamo giustificati, ci ha trattenuti la proiezione de La voce Stratos,  un documentario su Demetrio Stratos del 2009, che da qualche anno gira festival e sale d’essai e non ero ancora riuscita a vedere. Si tratta di un’opera accurata che ricostruisce la figura di Stratos dalla nascita alla scomparsa con particolare attenzione agli anni Sessanta e Settanta attraverso numerose testimonianze e filmati d’archivio. Ciò che ne deriva non è solo la ricostruzione della biografia e delle sperimentazioni di un artista unico ma un affresco sullo stato della (contro) cultura italiana e milanese a cavallo della stagione dei movimenti. Unico limite, forse, la quantità di materiali proposti, che soprattutto nell’ultima mezzora si intrecciano in maniera non del tutto scorrevole e causano qualche calo d’attenzione.

Felafel veloce e via in piazza San Carlo il “salotto buono” di Torino. Il sole è  ancora alto, o meglio c’è ancora tanta tanta luce e il pubblico arrivato per il concerto si  mescola con chi si trova a passare di lì quasi per caso.
Tre anni fa, alla Pellerina, tirava molta più aria da svacco estivo (poi venne giù un temporale  incredibile) in questa occasione siamo tutti un po’ ingessati. Non che le piazze del centro siano un brutto posto per farci dei concerti, per dire Piazza Castello a Ferrara è uno spettacolo che conosciamo tutti, solo che ci si mette un po’ ad abituarsi. Mixo padrone di casa e presenza consolidata sul palco del Traffic presenta Vasco Brondi come La centrale delle luci elettriche, poi fugge. Ricomparirà alla fine del set cospargendosi il capo di ceneree facendosi volontariamente insultare da parte della piazza, Mixo ti perdonavamo anche senza lapidazione.

Brondi sul palco è ormai sicuro e a suo agio, faccio fatica a ricondurlo a quel tizio aggrappato alla chitarra che è stato nemmeno troppo tempo fa. Le canzoni di Per ora la chiameremo felicità si alternano a quelli del primo album in un insieme omogeneo che dimostra, se non ce ne fosse bisogno, l’evidente continuità dei due dischi. C’è molta più batteria di quanto siamo abituati ad ascoltare da lui, ma d’altro canto il palco è molto più grande delle nostre camerette. Il pubblico è numeroso ma soprattutto all’inizio abbastanza freddino, quelli davvero interessati sono sotto il palco mentre appena più discosti abbondano le facce dubbiose, i bambini un po’ spaventati, le coppie over 50 che evidentemente sono lì per qualcun altro.

E quando sale sul palco appare evidente che Piazza San Carlo sta sera è tutta per De Gregori. Io De Gregori non l’avevo mai visto dal vivo, lo conosco davvero poco. Eppure forse perché certe canzoni uno le ha non sa bene perchè stampati in mente, mi sono trovata a cantare insieme alla piazza intera, le mani in alto, strofe che solitamente guardo con un certo distacco come La storia siamo noi, Alice guarda i Gatti, La donna cannone (duetto splendido con Cristina Donà) e, in chiusura, Viva l’Italia con sul palco anche Brondi. E tra le bandiere dei NO TAV e i tricolori cui quest’anno a Torino non puoi fare a meno di imbaterti, mi è salito su un momento di commozione nazionalpopolare che spero non si sia visto più di tanto.

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