L’ultima volta che ero stata all’MTV day fu anche la prima .Sarà stato una decina di anni fa. Partimmo io, l’Alice e il suo moroso, l’Andrea in treno un sabato pomeriggio dei primi di settembre. Forse, il primo sabato di scuola. Io volevo vedere gli Afterhours, i Negrita (ma non lo dicevo a nessuno) e credo i Subsonica. Della giornata ricordo poco, se non l’aria stopposa della polvere sollevata dal pogo e la collinetta con l’erba giallastra del Parco Nord. Ricordo anche che durante l’MTV Day di quell’anno Agnelli (Manuel) s’incazzò di brutto per un qualche motivo. Ma io non me ne accorsi, stavo guardando da un’altra parte.
Dieci (ok, nove) anni dopo MTV Day si tiene in Piazza Castello, quindi è impossibile non sbatterci contro. Torino in questi giorni è spazzata da un vento freschino che ancora non ho capito se viene dal mare o dalla montagna e spesso fa piovere. L’afa da pianura padana cui mi ero abituata negli scorsi anni in Emilia l’ho sentita solo una sera che, scesa dal treno a Porta Susa, sembrava di stare in una tinozza umida.
La notte del quattordici settembre 2002 doveva fare abbastanza caldo se abbiamo scelto di aspettare il primo treno della mattina in stazione, seduti sul marciapiede del primo binario a pochi metri di distanza dallo squarcio lasciato dalla bomba del 2 Agosto, ma allora io non sapevo.
Nove anni dopo in piazza Castello il palco dell’MTV Day sta abbastanza comodo appoggiato sul fondo, voltato di tre quarti. La prima sera non ho avuto il coraggio di andare a curiosare, c’erano troppi gruppi rapponi. La seconda sera la scaletta era un po’ migliore. Cristina Donà ha suonato 20 minuti scarsi ma con gran classe e del tutto incurante della disattenzione della maggior parte del pubblico. Dopo di lei Mauro Ermanno Giovanardi, ex La Crus, si è fatto accompagnare sul palco da un quartetto d’archi. L’impressione è che Giovanardi non abbia ancora deciso bene che fare: una voce splendida e un modo di stare sul palco che fa sempre trepidare, tale l’impressione di fragilità che emana. La cover di Solitary Man fa spavento ma a giudicare dalla risposta della piazza sta registrando un buon numero di passaggi in radio.
La sera dopo son tornata a sentire come suonavano i Ministri, gruppo cui mi ero finora disinteressata. E cui credo continuerò a disinteressarmi nonostante un set vivace e piacevole. Il problema è che essi sono un tantinello generazionali, della generazione di chi ha dieci anni meno di me. E allora se li godano i diciassettenni di oggi gli stage diving del cantante carino che assomiglia tanto ad un tenentino dei film sulla guerra di secessione americana. Che ci faccio io all’MTV day? Ah giusto. E’ gratis.
Appena prima di Silvestri la piazza si riempie di botto. Lui suona i pezzi giusti: la cover di Gaber, Salirò e addirittura  Cohiba dedicata alla manifestazione in Valsusa (manifestazione che mancherò colpevolmente). Per ultimi i Subsonica. Vestiti come i Kraftwerk (o i White Stripes) attaccano un concerto fatto di singoloni del passato (che possiamo cantare tutti) e singolacci recenti (che canta la piazza intera e io no). Tra il pubblico c’è di tutto: mamme coi passeggini, bambini di pochi anni sulle spalle dei papà, coppie abbracciate strette, coppie che sculettano all’unisono, adolescenti, un uomo tarchiato che se incrociassi di notte per strada non esiterei a cambiare marciapiede (ah la fisiognomica, quanti danni) canta rapito tutti i pezzi.
Ai miei tempi ai concerti dei Subsonica si pogava, ora non più. Finalmente posso iniziare a dire: “Quando ero giovane io…”

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